martedì 18 aprile 2017

La strana contadina






Parlando della consuetudine, Michel Eyquem de Montaigne, racconta l'aneddoto di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, a mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine e inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale?


lunedì 17 aprile 2017

Accadde a Macapà











Tu senti un uccellino, per esempio un usignolo, come lo sentiva il missionario con cui ho fatto un viaggio a Macapà ai bordi del Rio delle Amazzoni....e lui, mentre si andava in jeep, mi raccontava la sua storia.
 Lui abitava lontano due ore di jeep dal centro della missione, e io gli dicevo:" Ma non hai paura a stare là?". " Ma no, ci si adatta."
 Una sera che era lì sdraiato con la Guzzi 750 e stava ascoltando un usignolo e mi spiegava che gli usignoli che stanno a Macapà hanno lo stesso canto che da noi, soltanto che gli manca l'ultima parte, mi diceva.
 Aveva notato che al canto dell'usignolo là mancava un ultimo aspetto della melodia, c'era come una sospensione della melodia.
Mentre stava ascoltando l'usignolo ha udito l'urlo del leopardo che stava avvicinandosi. Allora abbiamo fatto in fretta, su in moto e siamo scappati. E mentre partivamo, il leopardo, con un salto, era lì al posto dove eravamo noi.





mercoledì 28 dicembre 2016

Libertà e Cuore

La libertà è innanzitutto capacità di una percezione
che nasca da di dentro, determinata da qualcosa che suscita l'interesse dell'io: quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'io, la struttura dell'umana natura.
Tale percezione istituisce un paragone tra ciò in cui l'io si imbatte e ciò che lo costituisce originariamente.
E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare la soddisfazione.
La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione, perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io, a ciò che teologicamente si chiama cuore.



https://postimg.org/image/o8h6wlb2p/